Voci. Testimonianze. Ricordi. Parenti che spariscono nel nulla e l’abbandono della casa natia. Viaggi verso l’ignoto e sistemazioni precarie. Resilienza e rinascita, una nuova vita in esilio trasmettendo alle nuove generazioni un’identità e l’amore per la terra dei padri.
Così nella “Divina Commedia” Dante Alighieri espresse la consapevolezza che, pur in assenza di uno Stato italiano, argomento più volte affrontato nei suoi scritti politici, l’Istria apparteneva alla cultura, alla lingua e alla storia italiana. Già nel “De vulgari eloquentia” Dante, passando in rassegna le parlate dialettali italofone, aveva recensito pure l’istrioto: la lingua italiana, anche nelle sue flessioni dialettali, ha sempre rappresentato un elemento fortemente identitario per la comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale.
Il diffondersi del concetto di nazione, l’accentramento dei poteri da parte delle autorità asburgiche a discapito delle tradizionali autonomie cittadine retaggio della tradizione comunale italica, il consolidarsi del percorso di unificazione nazionale sotto casa Savoia e la contrapposizione spesso fomentata in nome del divide et impera con altri gruppi nazionali che insistevano sul medesimo territorio contribuirono al diffondersi della coscienza nazionale tra gli italiani della Venezia Giulia, del Carnaro e della Dalmazia. L’irredentismo si fece carico della questione allorché gli interessi del giovane Regno d’Italia sembrarono altrove indirizzati.
Un conflitto combattuto con lo spirito di una Quarta Guerra d’Indipendenza, necessaria a completare il percorso di unificazione nazionale. A Trento e Trieste città simbolo dell’irredentismo da conquistare, nel dopoguerra si affiancò Fiume, città che appassionò l’opinione pubblica, mentre anche Zara, Pola, Capodistria e tante altre località istriane entrarono alla fine del conflitto nell’immaginario collettivo come terre finalmente redente. Centinaia di migliaia di reduci, le loro famiglie ed i bambini a scuola scoprirono il confine orientale italiano anche grazie alla promozione del turismo nei luoghi dove si era combattuta la Prima Guerra Mondiale e nelle nuove province.
Il legame delle province annesse alla fine della Grande Guerra col resto d’Italia si sarebbe spezzato nel secondo dopoguerra, al culmine di uno scollamento avviatosi l’8 settembre 1943, allorché il caos conseguente all’armistizio lasciò Istria e Dalmazia in balia delle forze partigiane comuniste jugoslave. Il secondo strappo si sarebbe consumato a guerra finita, perché dopo il 25 aprile 1945 il resto dell’Italia festeggiava la Liberazione mentre la Venezia Giulia e Fiume cadevano sotto una nuova occupazione straniera.
Terminate le ostilità ed in attesa della Conferenza di Pace, i confini prebellici erano ancora internazionalmente riconosciuti, sicché il 2 giugno 1946 anche triestini, goriziani, istriani, fiumani e zaratini avrebbero potuto partecipare al referendum istituzionale ed all’elezione dell’Assemblea costituente. Un decreto luogotenenziale “sospese” però le votazioni in quel collegio elettorale, interessato dai lavori della Conferenza di Pace per la definizione dei nuovi confini: una rinuncia a ribadire la propria sovranità, un ulteriore allontanamento dell’italianità adriatica dal resto del corpo nazionale.
Le imposizioni del Trattato di Pace lasciarono amareggiata l’opinione pubblica italiana, che riscontrò condizioni estremamente punitive dopo che la retorica della vittoria nella Guerra di Liberazione aveva generato ben altre aspettative. Il 10 febbraio 1947 manifestazioni patriottiche, di protesta e di solidarietà con giuliani, fiumani e dalmati si registrarono in tutta Italia e autorevoli rappresentanti antifascisti della vecchia Italia liberale presenti tra i padri costituenti (Croce, Nitti, Orlando e Sforza in primis) denunciarono le mutilazioni territoriali accettate senza possibilità di discuterle.
I Centri Raccolta Profughi allestiti frettolosamente accolsero decine di migliaia di istriani, fiumani e dalmati, costretti a vivere in condizioni precarie anche per anni prima di avere una casa popolare in cui ricominciare una vita dignitosa dopo che i propri beni abbandonati e confiscati dal regime di Tito furono usati per pagare le riparazioni che l’Italia doveva alla Jugoslavia. Non mancarono episodi di intolleranza da parte di militanti comunisti che inveivano contro i “fascisti in fuga dal paradiso socialista”, impedivano ai treni carichi di profughi di fermarsi a ricevere generi di conforto o ancora organizzavano picchetti davanti ai campi profughi.
Le passioni suscitate da tutta questa mobilitazione sarebbero confluite sulla sorte di Trieste, che il Trattato di Pace aveva lasciato in sospeso. La rottura tra Tito ed il resto del blocco comunista della Guerra Fredda creò tuttavia i presupposti per un diverso atteggiamento da parte delle potenze occidentali nei confronti di Belgrado. La tensione culminò con le manifestazioni d’italianità del 4-6 novembre 1953 a Trieste represse con morti e feriti dal Governo Militare Angloamericano. Grande giubilo salutò il 26 ottobre 1954 il ritorno dell’Italia a Trieste, ma contestualmente un’altra porzione d’Istria passò all’amministrazione jugoslava.
I rapporti italo-jugoslavi cominciarono a stabilizzarsi, le nuove problematiche sociali e politiche fecero cadere nel dimenticatoio i sentimenti patriottici e la questione del confine italo-jugoslavo, che verrà definitivamente stabilito col il Trattato di Osimo il 10 novembre 1975. Solamente le associazioni degli esuli e molti triestini contestarono le decisioni prese (rinuncia definitiva alla ex Zona B del Territorio Libero di Trieste e progetto di una Zona Franca Industriale transfrontaliera sul Carso triestino): la protesta del capoluogo giuliano sfociò nel movimento civico della Lista per Trieste che avrebbe sconfitto la DC alle successive elezioni comunali.
La fine dei regimi comunisti nell’Europa centrale ed orientale portò all’implosione nel 1991 anche la Jugoslavia, il cui padre e padrone Tito era morto nel 1980. Slovenia e Croazia dichiararono l’indipendenza, in Italia i processi di “Mani pulite” posero fine alla Prima Repubblica e si tornò a guardare con interesse alle vicende del confine orientale italiano. Francesco Cossiga fu il primo Presidente della Repubblica a visitare la Foiba di Basovizza, che il suo successore Oscar Luigi Scalfaro eresse a Monumento Nazionale.
(Montona 1470/1480 – 1540)
Compositore ed editore musicale, applicò alla stampa dei testi musicali la xilografia, tecnica nella quale eccelleva.
(Spalato 1822 – 1891)
Ultimo podestà italiano di Spalato, attuò un ampio programma di opere pubbliche e si impegnò per difendere l’italianità della città di fronte alle politiche filocroate del governo austro-ungarico.
(Rovigno 1846 – Trieste 1929)
Storico e insegnante, cultore dell’italianità in Istria, fu tra i fondatori della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria e presidente onorario dell’Università Popolare di Trieste.
(Dignano d’Istria 1793 – Trieste 1859)
Chimico, botanico e naturalista, studiò e descrisse in maniera scientifica la flora della Venezia Giulia e in particolare dell’Istria.
(Ragusa 1711 – Milano 1787)
Illustre esempio di erudito cosmopolita del Secolo dei Lumi, è ricordato soprattutto in qualità di matematico ed astronomo.
(Neresine 1884 – Roma 1961)
Irredentista e imprenditore farmaceutico, si adoperò per aiutare i giuliano-dalmati accolti nei campi profughi della Lombardia e la Fondazione Bracco ancora collabora con le associazioni degli esuli.
(Capodistria 1720 – Milano 1795)
Storico ed economista frequentò i salotti illuministi milanesi e sulla rivista “Il Caffè” pubblicò il saggio patriottico “Della patria degli italiani”.
(Capodistria 1827 – Venezia 1884)
Storiografo e irredentista moderato, durante la III Guerra d’Indipendenza fondò il “Comitato Triestino-Istriano” e scrisse un “Appello degli Istriani all’Italia”.
(Venezia 1470 – Isola d’Istria 1555)
Geografo celebre per l’opera “De toto orbe”, descrizione del mondo conosciuto all’epoca con preziose mappe, e per la descrizione dell’Istria in “Del Sito de l’Istria”.
(Salona 244 – Spalato 313)
Di umili origini, fece carriera nell’esercito sino a venire acclamato imperatore dalle legioni. Pose fine all’anarchia militare e fece costruire a Spalato il celebre palazzo.
(Spalato 1885 – Roma 1969)
Architetto e ingegnere, fu tra i promotori della Scuola di Architettura di Roma e nella capitale realizzò tra l’altro l’ara della breccia di Porta Pia, il ponte Duca d’Aosta e la Casina delle Civette.
(Albona 1520 – Francoforte 1575)
Teologo della Riforma luterana, si dedicò in particolare alla lettura ed all’interpretazione delle sacre scritture, venendo individuato come uno dei fondatori dell’ermeneutica.
(Rovigno 1872 – Milano 1951)
Fervente irredentista, attore teatrale e cinematografico specializzato in ruoli brillanti, come capocomico portò in scena con particolare sensibilità le opere di Luigi Pirandello.
(Mandoler 1440 – Traù 1515)
Scultore dalmata, fu tra i più importanti artisti attivi a Roma nella seconda metà del XV secolo: il suo capolavoro è l’imponente monumento funebre di Papa Paolo II, ricco di statue e bassorilievi.
(Salona … – Roma 642)
Nel suo breve pontificato (640-642), promosse il riscatto e la traslazione delle reliquie di martiri dalle terre adriatiche, raccolte poi in una cappella che fece costruire nel Battistero di San Giovanni.
(Visinada 1819 – Ginevra 1899)
Precoce ballerina classica tra le più celebri dell’età romantica, particolarmente versata nella tecnica della punta, giunse al culmine della sua carriera all’Opera di Parigi.
(Spalato 1867 – Roma 1953)
Esule dalla Dalmazia dopo la Prima guerra mondiale, dipinse quadri sulla storia, i paesaggi, i monumenti, gli usi ed i costumi dalmati: tra i più celebri vi fu “Il bacio della bandiera”.
(Zara 1430 – Avignone 1501)
Architetto e scultore celebre soprattutto per la rarefatta bellezza dei suoi busti femminili, dalle forme estremamente pure e levigate.
(Santa Margherita Ligure 1784 – Zara 1865)
Diplomatico e imprenditore, fondò a Zara nel 1821 la distilleria specializzata nella produzione del maraschino. Dopo l’esodo dalla Dalmazia l’attività proseguì a Torreglia (PD).
(Albona 1844 – 1925)
Pedagogista e giornalista, espresse le sue idee irredentiste giovanili dirigendo Pro Patria. Rivista letteraria degli italiani d’Austria, per poi impegnarsi da socialista per l’emancipazione femminile.
(Zara 1410 – Sebenico 1475)
Architetto e scultore rappresentante di punta del Rinascimento adriatico, che coniugava la riscoperta dell’arte classica con la continuità formale con l’arte gotica.
(Parenzo 1896 – Mauthausen 1945)
Architetto e volontario irredentista nella Prima guerra mondiale, intese l’architettura come impegno civile, partecipò al progetto urbanistico “Milano verde” e fu deportato in quanto antifascista.
(Zara 1797 – Torino 1857)
Traduttore e scrittore di sentimenti patriottici, lasciò in eredità il suo patrimonio librario alla Città di Zara che gli intitolò la Biblioteca Comunale.
(Cherso 1529 – Roma 1597)
Scrittore e filosofo neoplatonico, fu accanitamente antiaristotelico (“Discussiones peripateticae libri XV”) e utopista (“La città felice”).
(Sabbioncello – Roma V secolo d.C.)
Sacerdote dalmata legato all’edificazione di uno dei più importanti luoghi di culto paleocristiani a Roma, la Basilica di Santa Sabina sull’Aventino tra il 422 e il 432.
(Stridone 347 – Betlemme 420)
Anacoreta e sostenitore di una vita fortemente ascetica, scrisse la “Vulgata”, la prima traduzione della Bibbia in latino.
(Arbe 275 – Monte Titano 366)
Scalpellino di origine dalmata fondatore nel 301 della Serenissima Repubblica di San Marino, effettivamente indipendente dal secolo VIII.
(Capodistria 1561 – Venezia 1636)
Medico e fisiologo inventore di strumenti medici come il termometro, introdusse il metodo sperimentale nella medicina.
(Pola 1854 – Grado 1929)
Musicista con influssi mitteleuropei e compositore influenzato da Wagner e Verdi, è famoso per la tragedia verista “Nozze istriane” ancor oggi rappresentata.
(Spalato 1819 – Vienna 1895)
Compositore e direttore d’orchestra, autore del requiem “Missa Dalmatica”, di 30 operette che ebbero grande successo e di cui ancora oggi sono note le ouverture.
(Pirano 1692 – Padova 1770)
Violinista e compositore, autore del celebre “Trillo del diavolo”, fondò a Padova la Scuola delle Nazioni, in cui formò allievi provenienti da tutta Europa.
(Sebenico 1802 – Firenze 1874)
Patriota, scrittore e autore del Dizionario della Lingua Italiana e del Dizionario dei Sinonimi, fece parte del governo della Repubblica di Venezia (1848-’49).
(Montona 1940)
Esule istriano, passato dal Campo Profughi di Lucca agli Stati Uniti, fu campione del mondo di Formula 1 nel 1978: è ancora proprietario di una scuderia automobilistica.
(Laura Antonaz, Pola 1941 – Ladispoli 2015)
Visse con la sua famiglia nel Centro Raccolta Profughi di Capodimonte e poi fece carriera nel cinema, vincendo il Nastro d’Argento come migliore attrice nel 1974 per “Malizia”.
(Pola 1936 – 2017)
Poeta e scrittrice, anche in dialetto istroveneto, ha descritto l’Istria del Novecento con ironia e affetto soprattutto nel romanzo Una famiglia istriana.
(Isola d’Istria 1938 – Roma 2025)
Esule istriano, cresciuto a Trieste, si dedicò al pugilato e fu negli anni Sessanta campione del mondo in diverse categorie e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960.
(Spalato 1927 – Roma 2017)
Esule dalmata, giornalista di La Stampa, Corriere della Sera e Il Giornale e scrittore, vincitore del premio Campiello con il romanzo autobiografico “Esilio” nel 1996.
(Fiume 1925 – Pisa 1989)
Poeta, traduttore e mediatore tra le culture italiana, slava e tedesca, nelle sue poesie ha raccontato l’esperienza biografica del confine e della frontiera adriatica.
(Fiume 1889 – Modena 1965)
Germanista, volontario nella Prima guerra mondiale, nella Seconda si adoperò per l’italianità di Fiume contro nazisti e jugoslavi, fu tra i rifondatori in esilio della Società di Studi Fiumani nel 1960.
(Fiume 1906 – Napoli 1953)
Astronomo e matematico, membro dell’Accademia dei Lincei, compì studi all’avanguardia sulle binarie spettroscopiche lavorando in osservatori astronomici in Italia e nel mondo.
(Pola 1922 – Roma 1975)
Artista e letterato esule, ha esposto in rinomate gallerie e nel Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma ha lasciato molte testimonianze della sua arte, con monumenti, vetrate, quadri e mosaici.
(Igalo 1910 – Milano 2000)
Pittore futurista amico di Filippo Tommaso Marinetti e celebre rappresentante dell’aeropittura con opere divenute iconiche come “Incuneandosi nell’abitato”.
(Pisino 1904 – Firenze 1975)
Compositore dodecafonico, autore di opere teatrali e accademico di fama mondiale, ottenne tra l’altro il Premio Feltrinelli per la musica dall’Accademia Nazionale dei Lincei.
(Pirano 1907 – Roletto 2003)
Affiancò ad una brillante carriera universitaria dedicata alla statistica l’attività di storico e di diplomatico esperto del confine orientale.
(Pisa 1936)
Costituzionalista e storico del diritto di fama internazionale, Emerito dell’Università degli Studi di Bologna, nato in una famiglia istriana di tradizione patriottica.
(Dignano d’Istria 1935 – Torino 2022)
Compositore e pianista passato attraverso l’esperienza dei Centri Raccolta Profughi, raccontò nelle sue opere anche la tragedia delle foibe ed il dolore degli esuli.
(Pola 1933 – Roma 2005)
Esule e cantautore, vinse il Festival di Sanremo 1968, compose canzoni per l’infanzia e raccontò la sua esperienza di profugo in “1947”.
(Fiume 1867 – Tavarnuzze 1962)
Attrice come le sorelle Emma e Anna, nate in una famiglia di artisti teatrali, intraprese la carriera fin da bambina e lavorò con le più importanti compagnie della prima metà del Novecento.
(Fiume 1876 – Roma 1961)
Pedagogista, si laureò all’Università di Firenze ove entrò in contatto con la rivista La Voce, sposò il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice e fu attivamente antifascista.
(Fiume 1919 – Torino 1949)
Calciatore del Grande Torino e della Nazionale italiana, centrocampista chiamato “elefante” per la sua stazza fisica, morì nell’incidente aereo di Superga.
(Fiume 1938 – Trieste 1996)
Scrittrice e insegnante, moglie del germanista Claudio Magris; nel libro Verde Acqua ha raccontato l’esodo da Fiume e la traumatica permanenza nel campo profughi del Silos a Trieste.
(Pola 1939)
La più importante scrittrice della minoranza italiana autoctona in Istria: il romanzo autobiografico “Bora” scritto con Anna Maria Mori è stato un fenomeno editoriale.
(Venezia 1909 – Milano 2002)
Archeologo, docente all’Università di Trieste e polesano d’adozione, si prodigò per recuperare e custodire le vestigia romane di Pola, fondò il Centro di Antichità Alto Adriatiche ad Aquileia.
(Ragusa 1921 – Sumirago 2013)
Detto “Tai”, fu finalista nell’atletica leggera alle Olimpiadi di Londra del 1948 e rappresentante degli esuli dalmati, ma è celebre soprattutto per la sua attività di stilista.
(Fiume 1902 – Venezia 1975)
Germanista e critico letterario, scrisse una celebre grammatica tedesca ed una famosa storia della letteratura tedesca, insegnò al Dipartimento di germanistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
(Pola 1936)
Giornalista di Repubblica e autrice di documentari RAI, ha raccontato la storia, la cultura e le tradizioni istriane soprattutto in “Nata in Istria”.
(Fiume 1906 – Lavagna 1994)
Giornalista e scrittore surrealista, scrisse romanzi e racconti di ambientazione bucolica e idilliaca, quasi atemporale, in cui sviluppò trame fiabesche.
(Rovigno 1914 – Roma 1992)
Istria e No dimentichemo sono due tra le più note poesie del poeta “Bepi” Nider, esule al Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma, attore teatrale e radiofonico, insegnante e scrittore.
(Fiume 1933)
Campione olimpionico nei 50 km di marcia (bronzo a Roma 1960 e oro a Tokyo 1964), portabandiera a Monaco 1972 e testimonial della Corsa del Ricordo.
(Pisino 1910 – Venezia 1965)
Giornalista e scrittore, giunse al successo con il romanzo L’onda dell’incrociatore, fu il direttore dell’emittente clandestina Radio Venezia Giulia che diffondeva propaganda antijugoslava in Istria.
(Fiume 1909 – Trieste 1976)
Storico della filosofia, si occupò di Pico della Mirandola, di Cartesio e di Spinoza, dedicando particolare attenzione alle influenze religiose su questi pensatori.
(Zara 1933 – Ariccia 2023)
Affermato artista, sia in Italia che all’estero, eseguì quadri e affreschi, ad esempio nella cattedrale di Sora, presso il santuario di Gallinaro e nella chiesa di Santa Maria di Tokio.
(Fiume 1905 – 1981)
Poeta, giornalista e regista teatrale, fu uno degli animatori culturali della comunità italiana rimasta a Fiume dopo l’esodo, venendo anche perseguitato dal regime comunista jugoslavo di Tito.
(Zara 1910 – Ancona 2003)
Esule e pubblico funzionario, fondatore del giornale Zara (1952-1997) e nel 1963 del Libero Comune di Zara in Esilio, cui si ispirarono le analoghe associazioni di esuli di Fiume e di Pola.
(Neresine 1913 – Roma 2003)
Francescano, cappellano militare nella Seconda guerra mondiale, punto di riferimento spirituale per il popolo dell’esodo e divulgatore delle foibe e dell’italianità delle terre cedute alla Jugoslavia.
(Ossero 1876 – Roma 1944)
Irredentista liberale e aiutante del ministro Sonnino durante la Prima guerra mondiale, dopo cui fu Senatore del Regno, consigliere di stato e responsabile dell’Ufficio Centrale per le nuove Province.
(Pàl Schweitzer, Fiume 1909 – Torino 1995)
Letterato, prese il cognome Santarcangeli dalla località ove si rifugiò durante le persecuzioni razziali e fondò nel 1965 la cattedra di Lingua e Letteratura Ungherese dell’Università di Torino.
(Maria Carmen Nutrizio, Traù 1916 – Quargnento 2008)
Stilista dai tratti sobri, ma eleganti, vinse nel 1966 il Neimann Marcus Award, il riconoscimento più prestigioso del mondo della moda.
(Fiume 1913 – Cleveland 1967)
Pugile nei pesi gallo, Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino 1936 e campione europeo 1937 e 1939, nel dopoguerra allenò il futuro campione Nino Benvenuti all’Accademia Pugilistica Triestina.
(Fiume 1928 – Bologna 1995)
Arrestato dall’OZNA durante l’occupazione jugoslava di Fiume, fu profugo a Latina e poi tennista di successo nel doppio con Nicola Pietrangeli (Roland Garros 1959).
(Rovigno 1920 – Milano 2004)
Compositore e direttore d’orchestra, alternò nella sua produzione tormentoni estivi, testi vincitori al Festival di Sanremo e canzoni per lo Zecchino d’Oro.
(Pola 1941 – Milano 2018)
Esule con la famiglia nei campi profughi, si è appassionato come conferenziere di storia, cultura e tradizioni giuliano-dalmate ed ha scritto racconti in dialetto istroveneto.
(Lussinpiccolo 1914 – Roma 2004)
Velista olimpionico (oro a Helsinki 1952 e argento a Melbourne 1956) e comandante della nave Vespucci, che riuscì a condurre a vele spiegate fuori dal canale navigabile di Taranto.
(Zara 1914 – Roma 2001)
Storico e giornalista, ha pubblicato per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito la poderosa opera in tre volumi Dalmazia. Una cronaca per la storia (1941-1944).
(Gallesano 1936)
Grafico e scrittore, ebbe sette parenti infoibati tra cui don Angelo Tarticchio. È stato direttore de L’Arena di Pola e nei suoi romanzi ha raccontato le tragedie delle foibe e dell’esodo.
(Giurizzani 1935 – Trieste 1999)
Autore di romanzi dedicati alla complessità della frontiera adriatica (trilogia istriana: “Materada”, “La ragazza di Petrovia” e “Il bosco di acacie”), Premio Strega nel 1977 con “La miglior vita”.
(Zara 1934 – Roma 2017)
Magistrato cassazionista, Senatore della Repubblica, saggista e rappresentante degli esuli adriatici, fu il primo a proporre una mostra dedicata all’Esodo all’interno del Vittoriano.
(Busto Arsizio 1944)
Violinista e musicista di origine istriana, si è esibito con le maggiori orchestre del mondo e sotto la direzione dei più prestigiosi direttori.
(Leo Weiczen, Fiume 1909 – Milano 1999)
Giornalista e storico, antifascista e partigiano protagonista dell’insurrezione di Milano del 25 aprile 1945, fu membro dell’Assemblea Costituente e dal 1980 Senatore a Vita.
(Alida Maria Altenburger Freiin, Pola 1921 – Roma 2006)
Attrice di fama internazionale, vincitrice di un Leone d’oro alla carriera, due David di Donatello ed un Nastro d’argento, una candidatura al Golden Globe.
(Fiume 1905 – Roma 1978)
Calciatore e allenatore, vinse 5 scudetti con la Juventus a inizio anni Trenta e fece parte della Nazionale Campione del mondo nel 1934.
(Fiume 1903 – 1976)
Pittore e scultore influenzato nel corso degli anni da impressionismo, espressionismo, cubismo e futurismo; rimasto a Fiume, s’impegnò nelle istituzioni scolastiche della comunità italiana.
(Fiume 1906 – Nemi 1983)
Calciatore, iniziò la sua carriera nella Fiumana e raggiunse la massima celebrità con la Roma, ove fu soprannominato “Sciabolone” per le sue capacità realizzative.
(Rovigno 1927 – Pola 1993)
Poeta e insegnante nelle scuole italiane in Istria, essendosi opposto al regime di Tito fu detenuto nel campo di rieducazione di Goli Otok, i cui orrori descrisse nel romanzo Martin Muma.
(Zara 1863 – 1922)
Fondatore de La Rivista Dalmatica e podestà di Zara per 20 anni (unica amministrazione rimasta italiana nella Dalmazia sotto dominio asburgico a inizio Novecento) e dal 1920 Senatore del Regno.